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Calabar
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mwfqCalabar è una città della mwfgNigeria, capoluogo dello stato di mwfwCross River, nella parte sudorientale del paese.
La città è situata alla foce del mwgqfiume Cross, sul mwggGolfo del Biafra, non lontano dal confine con il mwgwCamerun. È stata, fin dal mwhaXVI secolo, un importante porto commerciale: oltre al tradizionale commercio di mwhqolio di palma a Calabar si rifornivano di acqua e viveri le navi europee sulla rotta delle Indie. Nel mwhgXVII secolo divenne uno dei porti principali utilizzati nella mwhwtratta degli schiavi diretti nel Nordamerica.
Contents
• Storia
• Cultura
• Note
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Storia
Calabar fu, in epoca precoloniale, il centro di un prospero regno, che si estendeva negli odierni stati nigeriani di mwiwCross River, mwjaAkwa Ibom, mwjqAbia e mwjgImo, nel Camerun Occidentale e arrivava a comprendere l'Isola di mwjwFernando Poocite-ref-2[2]. La tradizione del popolo mwlaEfik (il principale gruppo etnico della zona) vuole che il Regno di Calabar sia esistito fin dai tempi antichi, e che esso fosse la sede del biblico mwlqGiardino dell'Eden. Al di là della leggenda, comunque, parecchi studiosi di storia locale hanno notato la straordinaria somiglianza tra le tradizioni religiose della zona con alcuni elementi della religione mwlgebraicacite-ref-3[3], sostenendo la tradizione popolare sull'origine ebraica del popolo Efik e delle etnie affini, tra cui gli mwmwIbibio e gli Annang.
Il mwngRegno di Calabar fu dominato dalla mwnwmwoaEkpè, una mwoqsocietà segreta che si occupava di mantenere il potere politico ad appannaggio dell'etnia Efik, oltreché della diffusione della cultura e della religione tradizionale. Essa sviluppò inoltre un sistema di scrittura simbolica, detta mwogNsibidi. La Ekpe è tuttora esistente, e nel mondo, dove sono presenti elementi riconducibili alla cultura Efik, si trovano tuttora società segrete chiaramente ispirate ad essa, come ad esempio l'Abacuà a mwpqCuba.
A partire dal mwpwXVI secolo Calabar divenne uno dei principali luoghi di contatto tra gli europei, soprattutto portoghesi e inglesi, e culture indigene. La città fu per circa tre secoli uno dei principali porti di imbarco per la mwqatratta degli schiavi attraverso l'mwqqOceano Atlantico. I governanti Efik e Ibibio di Calabar alimentarono questo commercio grazie ad alcune guerre contro le etnie rivali della zona, soprattutto contro gli mwqgIgbo, che furono uno dei gruppi etnici più colpiti dalla schiavitù forzata. All'inizio del XIX secolo la stessa potenza europea che aveva in precedenza costituito il maggiore acquirente di manodopera forzata, l'mwqwInghilterra, aderì all'mwraAbolizione della tratta degli schiavi, e nel 1891, per contrastare il commercio degli schiavi divenuto illegale, ma soprattutto per proteggere i suoi interessi negli altri commerci, in particolare quello dell'olio di palma, stabilì nella zona lo mwrqOil Rivers Protectorate, che ebbe il suo primo ufficio postale a mwrgOld Calabar. La carica di re (mwrwObong) di Calabar non fu comunque abolita e sopravvive nella moderna Nigeria, con il ruolo di leader politico locale.
In seguito la città fu uno dei centri principali del Protettorato della Nigeria Meridionale, e seguì le sorti del paese fino all'indipendenza del 1960. Dal 1967 al 1970 fece parte della secessionista mwsqRepubblica del Biafra, che essendo però dominata dall'etnia rivale degli Igbo, non ebbe mai molto sostegno nella zona. dopo la riunificazione le etnie della zona ottennero maggiore autonomia, essendo maggioritarie negli stati di mwsgCross River e mwswAkwa Ibom.
Cultura
Infrastrutture e trasporti
La città è servita dall'mwvqAeroporto Internazionale Margaret Ekpo tramite il quale è possibile raggiungere alcuni scali aeroportuali nazionali.
Note
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwxamwxqCalendario Atlante De Agostini 2012, Novara, De Agostini, 2011.
cite-note-22. ↑ George Onah, mwyqFactions on Obong title embrace peace. Vanguard, 2 agosto 2004
cite-note-33. ↑ Nair, Kannan K. (1975). mwzqOrigins and Development of Efik Settlements in Southeastern Nigeria. Ohio University, Center for International Studies.
cite-note-44. ↑ mwaqhttp://www.africarivista.it/carnevali-dafrica-esplosione-di-colori/103148/ Carnevali d’Africa: esplosione di colori
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Calabar
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Calabar, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclop-dia-ita-cultural(PT) Calabar / Calabar (altra versione), su Enciclopédia Itaú Cultural, Itaú Cultural.